Il
nostro consulente legale Avv. Giovanni Bertacche
di
Vicenza in questa pagina offrirà chiarimenti e informazioni in materia.
Risponderà ad alcuni quesiti da Voi richiesti e informerà di alcuni casi
successi.
Seguite
questa pagina con attenzione per i futuri sviluppi e novità.
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SUGGELLAMENTO - 1
- - 2 - - 3 -
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ARTICOLI DALLA STAMPA - 1 - - 2 - - 3 -
RISPOSTA DELLA
CORTE EUROPEA DEI
DIRITTI DELL’UOMO ALLA DOMANDA “C’è proporzione tra il non pagare il
canone e
il suggellamento dell’apparecchio?”
Il canone,
afferma la Corte, è una questione fiscale, un’imposta destinata a
finanziare il
servizio pubblico e indipendentemente dalla visione dei suoi programmi
solo
possesso dell’apparecchio implica il pagamento del canone. D’altra
parte,
continua la corte, un sistema che permettesse di visionare i canali
privati
senza pagare il canone, sempre che ciò sia possibile, equivarrebbe a
spogliare
l’imposta della sua natura stessa e cioè dal contribuire al servizio
pubblico
non il prezzo pagato quale contropartita del ricevimento di un canale.
In
definitiva, conclude la Corte, la materia fiscale costituisce il
nocciolo duro
delle prerogative degli Stati e il carattere pubblico del rapporto tra
il
contribuente e le collettività rimane il motivo predominante. Tenuto
conto poi
dell’ammontare ragionevole dell’importo (ora elevato a 107.50 euro) la
Corte
ritiene che il suggellamento del televisore sia una misura proporzionata
all’obiettivo
perseguito dallo stato.
La Corte
quindi a maggioranza e non all’unanimità dei suoi componenti, ciò
dimostra le
perplessità sul caso sollevato, ha dichiarato il ricorso irricevibile.
Peccato
, perché considerata la questione tributaria prevalente sul diritto
dell’informazione
costituisce un’offesa proprio ai diritti
fondamentali dell’uomo.
UNA NUOVA
VITTORIA C.L.I.R.T.
Abbiamo ottenuto
giustizia su un
cavillo burocratico iniziato dalla insolita richiesta...
La SAT di Torino
arbitrariamente invia
una lettera (allegato)
a tutti i disdettanti con la quale intima l'obbligo di compilare una
dichiarazione (allegato)
nella quale denunciare tutti gli apparecchi televisivi in loro possesso
con il
relativo numero di matricola e anche tutti gli immobili di proprietà
anche dei
componenti del nucleo famigliare.
Il CLIRT, forte del fatto che tutto ciò non rientra in nessun obbligo di
legge,
ha spedito una lettera (allegato)
a chi di competenza per denunciare il fatto.
Il Garante del Contribuente ha risposto (allegato) che la
compilazione di quella dichiarazione non è obbligatoria.
Il CLIRT invita tutti i disdettanti a compilare questa dichiarazione
solo dei
dati anagrafici scrivendo in calce: " VI HO
GIA'
INFORMATO QUANDO HO FATTO REGOLARE DISDETTA" (allegato).
NOTA: ricordate di allegare fotocopia di documento di identità.
Ma perché tanta
contrarietà a pagare
il canone TV. Sia chiaro: nessun
entusiasmo per i tributi, ma il canone proprio non va giù. Quando non si
evade
lo si corrisponde per costrizione accompagnata da notevole disagio per
la
diffusa persuasione che si tratti di un sopruso. Non si trova altra
giustificazione che la sua imposizione e cioè perché comandato,
d’autorità. In
effetti le spiegazioni ufficiali non convincono sia per quello che
affermano e
più ancora per quello che non dicono. La sua ragione risiederebbe nel
fatto che
la TV
pubblica
svolgendo un servizio pubblico assume un compito che pone in posizione
preminente rispetto alle altre. E qui a chiedersi quale sia il vero
ruolo del
servizio pubblico e come esso si attui e soprattutto se sia
riscontrabile nei
fatti, poiché tutte le TV, compresa quella pubblica, sono di fatto
omologabili.
Dai telegiornali ai divertimenti, dagli approfondimenti agli spettacoli la
TV pubblica non presenta differenze rispetto
all’emittenza
cosiddetta (chissà perché) commerciale. E se quest’ultima vive e
prospera senza
contributo non si vede la ragione del trattamento differenziato in
favore della
TV pubblica. Il canone, al di là della giustificazione di principio,
nella sua
misura piuttosto grossolana perpetua il monopolio sotto le mentite
spoglie del
servizio pubblico. Si profila anche un aumento del canone; il buco di
bilancio
lo esige e tutti i cittadini dovrebbero contribuirvi. Non si fa
questione delle
ragioni del deficit, strutturale o di esercizio, per cachet
stratosferici,
benefici favolosi o spese incontrollabili; NO, d’emblèe
l’aumento del canone e di tanto quanto valga a pareggiare la crescita
della
spesa. Un bel sistema, non c’è che dire; le aziende private possono solo
scoppiare di invidia. E’ vero, altri paesi europei praticano canoni più
elevati, ma perché senza pubblicità e per un servizio che si differenzia
rispetto a quello privato. Almeno ci fosse un dibattito, una consulta,
una
qualche forma di partecipazione da parte degli utenti. Glasnost,
trasparenza
! Il controllo politico dell’informazione,
se ne lamentano i protagonisti tanto di destra che di sinistra, toglie
sapore
al prodotto facendogli perdere credibilità. Sarà anche questo che
dall’esterno
ci assegnano gli ultimi posti nella graduatoria delle libertà
televisive. Il
canone non è solo un tributo a carico degli utenti ma anche un vincolo
per il
gestore obbligato ad offrire il meglio, distinguendosi dal grigio
panorama
televisivo. Il balzello senza aderenza con la realtà perde di
significato e
diventa ancor più insopportabile.